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#SBi news: La cultura della cura come percorso di pace
17 Dicembre 2020


di Elisabetta Lo Iacono

"La cultura della cura come percorso di pace" è il tema della 54ª Giornata Mondiale della Pace - che si celebra il 1° gennaio - ma è anche la rotta tracciata da papa Francesco per un futuro di fratellanza. Dunque una vera e propria cultura da riscoprire, alimentare e per la quale lavorare, ciascuno con le proprie competenze, in ogni ambito: famiglie, scuole, università, comunicazione, governi. Non dimenticando che il primo passo deve essere compiuto da ciascuno, accogliendo l’incoraggiamento di papa Francesco "a diventare profeti e testimoni della cultura della cura".

Una cura che significa prendersi cura dell’altro e dell’ambiente. Curare e custodire, verbi di certo non nuovi nella visione di papa Francesco che, già nell’omelia per la messa di avvio del pontificato - era il 19 marzo del 2013 -, nella solennità di san Giuseppe sottolineava proprio la risposta del falegname di Nazareth a farsi custode della sua famiglia. È significativo che a questa figura paterna papa Francesco abbia dedicato un Anno Speciale che, iniziato nella festa dell’Immacolata di quest’anno, si protrarrà sino all’8 dicembre del 2021.

«La vocazione del custodire non riguarda solamente noi cristiani - aveva sottolineato il neo Pontefice in quell’omelia -, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. È il custodire l’intero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci ha mostrato san Francesco d’Assisi: è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo. È il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore».

Un principio che torna oggi con maggiore forza, a seguito della violenta pandemia che ha stravolto le nostre vite, provocando lutti, danni economici e il venir meno di certezze che sembravano consolidate. Proprio in questo contesto, con il Messaggio reso noto questa mattina, papa Francesco ricorda con affetto quanti sono stati toccati, in vario modo, dalla pandemia, con un ricordo speciale al personale sanitario che tanto si è e si sta prodigando. Con il vaccino ormai alle porte, papa Francesco rinnova anche l’appello ai politici e al settore privato perché vengano adottate "le misure adeguate a garantire l’accesso ai vaccini contro il Covid-19 e alle tecnologie essenziali necessarie per assistere i malati e tutti coloro che sono più poveri e più fragili". Un contesto che deve trovare coesione, al di là dei microcosmi legati a sistemi economici, politici, di interessi vari, cercando di far fronte a quelle forme di nazionalismo e razzismo che attecchiscono anche - e per certi versi soprattutto - nei periodi critici.

Da dove partire? Da Dio modello della cura, dal messaggio contenuto nel Libro della Genesi (l’importanza della cura e del custodire nel progetto di Dio per l’umanità), dalla storia di Caino e Abele (dalla quale si apprende proprio come si sia custodi del fratello), dalla cura dimostrata da Gesù (con la crocifissione come via per liberarci dalla schiavitù del peccato e della morte). Un filo interminabile che si dipana nella storia, passando dai "cristiani della prima generazione che praticavano la condivisione perché nessuno tra loro fosse bisognoso", trovando un prezioso patrimonio di riferimento nella Dottrina Sociale della Chiesa con una "grammatica della cura" per "la promozione della dignità di ogni persona umana, la solidarietà con i poveri e gli indifesi, la sollecitudine per il bene comune, la salvaguardia del creato".

I riferimenti non mancano, si tratta di farne tesoro perché diventino "bussola per una rotta comune": questo l’invito rivolto da papa Francesco a chi riveste ruoli di responsabilità negli ambiti chiave "per imprimere una rotta comune al processo di globalizzazione, «una rotta veramente umana»" che veda un "forte e diffuso protagonismo delle donne", un impegno dei singoli che si faccia comune, con nuove relazioni tra Nazioni improntate alla fratellanza e al rispetto reciproco, alla solidarietà e all’osservanza del diritto internazionale. Tornando alla richiesta di istituire un "Fondo mondiale" per l’eliminazione della fame e lo sviluppo dei Paesi più poveri, facendovi confluire le ingenti somme spese per gli armamenti.

Uno sguardo a tutto campo che richiede una visione integrale e un rinnovato impegno che può appunto tradursi nella maturazione di una nuova cultura della cura.

 

Leggi qui il Messaggio integrale di papa Francesco.

(Foto: Vatican News)


fonte: Seraphicum Press Office