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Il fenomeno salvifico nell'umano limitato
08 Aprile 2020

I decreti sulle celebrazioni della settimana santa e la paradigmatica raffigurazione del Papa in un silenzio esistenziale davanti al crocifisso di San Marcello ci aprono due piste di riflessione per la settimana santa.
Per la prima volta entriamo nei grandi giorni a ridosso dell’inconsistenza di un significato da ripensare. L’insignificanza dell’asinello di Gerusalemme è incarnata dalla precarietà della comunità ecclesiale che si raduna per mezzo dei social network.

In una situazione paradossale il sacro viene restituito all’umano. Ciò si coglie nell’immagine del manufatto trecentesco (il crocifisso della chiesa di San Marcello al Corso, ndr) che riceveva i colpi delle intemperie sul sagrato vaticano. Eppure il manufatto, l’opera ritornava ad operare il suo essere segno. L’arte si esponeva ad essere luogo di mediazione tra la Bellezza di Dio e la Bellezza dell’uomo nel dià-logo reciproco.

In una opera esposta al pericolo si ha la visione di un Dio che rinunzia alla sua onnipotenza. Come troviamo nelle righe di H. Jonas, Dio non sa dare altre risposte in questo tempo di pandemia se non la risposta di esporsi alla nostra solitudine.

La Chiesa e l’umanità si espongono al pericolo dell’insignificanza nel prossimo tempo sacro.
L’affanno della preparazione, l’interesse del tessuto liturgico-culturale, la preoccupazione di riunire la comunità sono stati sospesi per riportarci alla solitudine dell’orto del Getsemani. Come presbiterio, consacrati, cooperatori pastorali, ci ritroviamo tutti ad essere popolo che assiste da lontano quanto accade nella fenomenologia della salvezza.

Quest’anno la salvezza si mostra nella crudità materiale di una carne che si consegna nuda all’incontro di una Chiesa che si ritrova nuda.
Il segno dell’arte che si riconsegna all’umanità apre le prospettive di un Dio che si consegna nell’anonimato dell’altrove e fa sì che la Chiesa intera possa entrare nell’orizzonte dell’amore, come avverte Marion in Le phénomene érotique, si scopre uscita là dove essa è amata.


Fra Rocco Predoti, OFMConv
Dottorando in Teologia catechetica presso UNISAL


fonte: Seraphicum Press Office