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La risurrezione di Gesù nel suo vero corpo
18 Marzo 2020

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 25)


La risurrezione di Gesù nel suo vero corpo è la riflessione in cui ci accompagna, nella rubrica “Corpo ed eternità” di San Bonaventura informa, fra Domenico Paoletti. Un tema solitamente non molto dibattuto e che, proprio per questo, proponiamo ai nostri lettori con un forte desiderio di condivisione.

«Eternità e corporeità: un binomio che ci coinvolge perché la vita chiama vita, grazie alla corporeità siamo vivi, e il corpo è “più del corpo”. Proprio il “più” è la cifra dell’humanum, costitutivamente aperto al trascendente, alla ricerca del senso e quindi della pienezza della vita.
È la fede nella risurrezione della carne (che costituisce i cristiani come tali) a dare consistenza e senso al valore trascendente della corporeità.

L’ultimo articolo del Simbolo di fede, “credo la Risurrezione della carne, la Vita eterna”, oggi in crisi e accantonato da molti cristiani, ha bisogno di un ripensamento critico delle categorie teologiche. La Risurrezione è tema di tale complessità che richiederebbe un approccio vasto e articolato, in prospettiva multidisciplinare: l’analisi storico-critica dei racconti neotestamentari della Risurrezione, poi la riflessione teologica nei suoi vari ambiti, e la riflessione filosofico-antropologica per riconoscere la corrispondenza tra il desiderio profondo dell’uomo e il compimento dell’eccedenza della corporeità nella risurrezione della carne.

Qui, pur tenendo presenti i principali studi al riguardo, non entriamo nel dibattito teologico. Ci limitiamo a richiamare i punti salienti e per lo più condivisi dalla teologia, con l’attenzione rivolta alla Risurrezione di Gesù “nel suo vero corpo”.
La fede cristiana è la Risurrezione: essa costituisce il cuore, la chiave di volta di tutto il cristianesimo, il quale si comprende solo a partire da e in riferimento a questo evento che ha cambiato il corso della storia e dato all’uomo “speranza certa”, come direbbe Francesco d’Assisi. La certezza della nostra risurrezione poggia sulla Risurrezione di Gesù, fondamento della fede che provoca a dare ragione della speranza (cf 1Pt 3,15). […]

È l’amore la vera e l’unica chiave interpretativa della Rivelazione cristiana, che ha nella passionemorte-risurrezione di Gesù il culmine e la pienezza: solo l’amore genera e interpreta in modo plausibile la risurrezione della carne, secondo la riflessione che svilupperemo più avanti.
Il fatto radicalmente nuovo non può essere verificato storicamente come altri fatti: non ci sono testimoni della Risurrezione fattuale di Gesù, solo testimoni del Risorto grazie agli incontri con Lui. Ma ciò non vuol dire che sia un evento meno reale degli altri: è realissimo e oggettivamente accaduto, solo che mancano gli strumenti linguistici e concettuali per esprimerlo. Lo stesso kèrygma e i racconti pasquali usano diversi registri linguistici (risurrezione, esaltazione, ascensione) per esprimere la stessa realtà irriducibile al linguaggio, perché ogni forma espressiva qui manifesta la propria inadeguatezza: siamo di fronte a un evento che eccede il nostro mondo». (D.P.)


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fonte: Seraphicum Press Office