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La spiritualità della spogliazione, per una nuova economia
04 Febbraio 2020

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 5)


In vista di "The Economy of Francesco”, il grande evento sull’economia voluto da papa Francesco e in programma dal 26 al 28 marzo ad Assisi, prosegue la riflessione di San Bonaventura informa sui temi economici, letti da differenti prospettive e da numerosi autori. Monsignor Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, affronta l’argomento dal punto di vista della spiritualità della spogliazione.


«Da qualche anno, anche in seguito all’erezione del Santuario della Spogliazione, sta fiorendo una letteratura spirituale intorno all’icona del giovane Francesco che, davanti al vescovo Guido e al padre Pietro di Bernardone, si spoglia fino alla nudità, per esprimere la sua totale conformazione a Cristo. Una delle dimensioni di questa icona attiene anche all’ambito economico. Provo ad offrirne alcuni spunti. […]

Spogliandosi di tutto, Francesco decide di condividere la condizione dei poveri. Lo fa guardando al Cristo piccolo e povero di Betlemme, al Cristo crocifisso del Golgota. Il presepe e la croce sono un giudizio senza appello su quella grande struttura di peccato che pone i fratelli, membri della stessa famiglia umana, su due fronti contrapposti: da un lato, gli accumulatori di ricchezze passeggere quanto micidiali, dall’altro, la marea di “spogliati”, che vivono una vita di inferno, se una conversione radicale dell’economia non ne riscatta la dignità e il destino. Nella spogliazione Francesco ha scelto da che parte stare. […]

Età del consumismo, la nostra. Anche questo, a voler stare coi piedi per terra, ha il suo lato positivo. Il consumo è una condizione della produzione e uno stimolo alla produzione. Se tutti fossimo senza desideri di cose terrene, saremmo tutti più poveri, e i poveri sempre più poveri. Il discorso non fa una grinza. Eppure... Proviamo a ragionare da un’altra prospettiva.

Il ritorno all’essenziale - quello che Francesco scelse nella sua spogliazione - non necessariamente è un fattore deprimente dell’economia. Esso può portare al risparmio generativo, che diventa potenzialità di investimenti mirati. In fondo, il servizio bancario poggia su questa capacità di mettere insieme risparmi capaci di generare percorsi produttivi.

Se imparassimo a risparmiare, con modelli di consumo ispirati a un’etica dell’essenziale, probabilmente riusciremmo a incanalare risparmi non verso speculazioni finanziarie e magari verso fabbriche di armi, ma verso produzioni e prodotti qualificati da una progettualità solidale, capace di garantire equità e giustizia a milioni e milioni di persone che si ritrovano invece totalmente al di fuori dei circuiti della ricchezza, e spesso sono oggetto di uno sfruttamento che è vergogna bruciante del nostro tempo.

A che serve sbandierare grandi carte dei diritti umani, se non si riesce ad assicurare il minimo rispetto della dignità umana di tanti lavoratori e dei tanti senza lavoro? La spiritualità della “spogliazione”, intesa come ritorno all’essenziale, non è un fattore deprimente, ma regolarizzante e umanizzante dell’economia».


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fonte: Seraphicum Press Office