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Il paradigma francescano per uscire dalla crisi
20 Gennaio 2020

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 20)


C’è un paracadute per salvarsi dalla crisi e si trova nel paradigma economico dei francescani. È Oreste Bazzichi, docente di Filosofia sociale ed etico-economica, a spiegarlo in San Bonaventura informa, nella rubrica “L’economia di Francesco” avviata per preparare all’incontro internazionale “The Economy of Francesco”, convocato da papa Francesco ad Assisi dal 26 al 28 marzo.

«Tutti o quasi tutti si interrogano su come superare la crisi da cui non siamo ancora usciti, anche perché le vecchie ricette non hanno funzionato. La crisi è certamente un’opportunità per ripensare paradigmi, strutture e regole dell’agire economico, ma ciò richiede uno sforzo a diverso livello: dal piano degli stili di vita, che necessitano di un importante investimento formativo e culturale, sino a quello dell’invenzione di nuove forme di regolazione ed organizzazione delle relazioni economiche, maggiormente ispirate ai principi della reciprocità, fraternità e della gratuità, capaci di produrre quel complesso di beni pubblici che qualificano e incrementano i livelli di sviluppo di una comunità.

E così oggi cerchiamo di immaginare e trovare un sistema che, su basi nuove, ricostruisca il rapporto tra sostenibilità economica e società civile per rispondere alle domande di prospettive future di sviluppo umano e sociale.

L’articolo potrebbe anche intitolarsi così: “L’economia socio-economica francescana presa sul serio”. Sembra inverosimile, ma si trovano nel nostro passato idee, suggerimenti e stimoli a ritrovare quella libertà creativa della singola persona e dell’integrazione comunitaria e cittadina, che era agevolata dagli elementi e caratteri principali urbani. […]

A distanza di secoli, ancora oggi si discute intorno alla natura e al ruolo del capitale. Il dibattito si è ancor più animato dopo questa grave crisi economico-finanziaria mondiale.

Almeno una cosa si è capita finalmente: che il mercato da solo non è capace a sviluppare un sistema economico equilibrato; per farlo, ha bisogno delle regole e del controllo dello Stato, la cui funzione non può essere solo distributiva, ma va considerata nel quadro di un complesso di interazioni comuni fra Stato, imprese, società civile e religiosa, famiglie.

Prima di distribuire, lo Stato deve raccogliere; il quanto e il come è una delle decisioni più difficili e complesse che esso deve affrontare, ma è certo che i mercati, da soli, non possono assicurare una equilibrata distribuzione delle risorse prodotte e, soprattutto, va rimessa in primo piano la necessità di un ritorno all’economia reale, ponendo un freno alla rincorsa della finanziarizzazione e virtualizzazione dei processi e delle relazioni economiche». (O.B.)


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fonte: Seraphicum Press Office