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Un frate artista del corallo
25 Maggio 2018

La rubrica “Storia e personaggi” di San Bonaventura informa accompagna alla conoscenza di fra Matteo Bavera, un artista del corallo. A tracciare il profilo biografico e artistico del frate trapanese è fra Francesco Costa, docente emerito del Seraphicum.

«Se fosse vissuto nella nostra epoca, un artista sensibile e di gran talento come fra Matteo Bavera, capace di infondere vita e calore a un materiale duro e inerte qual è il corallo, sarebbe assurto agli onori di una legittima celebrità. Nel tempo in cui visse, la lavorazione dei coralli era invece un’arte relegata tra le minori. I loro artisti, pur grandi e geniali, potevano dare, al più, un nome onorato alla propria bottega.

Negli archivi dell’Ordine il nome di fra Matteo Bavera è completamente ignorato.
Uno storico dell’epoca, p. Felice Ciatti da Bettona in Umbria († 1642), menziona vari oggetti preziosi del convento dei Minori Conventuali di Trapani (e alcuni di essi certamente di fra Matteo), ma tace il nome dell’artista.

Qui appresso cercheremo, per quanto possibile, di dare un volto all’illustre corallaio, mettendo insieme le non abbondanti notizie sparse nei pochi autori che di lui si sono occupati. […]

Nel 1625 fra Matteo lavorava per Antonio Saltarello, ma nel 1633 egli dotava il convento di San Francesco di Trapani di una Lampada pensile, oggi al Museo Regionale Pepoli di Trapani. È l’unica opera firmata dall’artista francescano, esempio raro di eleganza nell’intreccio di corallo, smalti e rame dorato. Attorno alla coppa brillante di smalti gira la seguente scritta, che inneggia al perenne apporto luminoso dell’Ordine Serafico dei Minori Conventuali nella Chiesa di Dio: «SERAPHICUS ORDO MIN. CONV. IN ECCLESIA DEI SEMPER COLLUXIT». […]

Il Museo Pepoli di Trapani custodisce almeno altre due opere attribuite all’arte di Matteo Bavera: un calice in rame dorato tempestato di coralli con angeli e simboli della Passione, e un Crocifisso (nella foto), a eccezione delle braccia, unico arbusto di corallo, affisso a una croce d’ebano con incastri di tartaruga e madreperla. Anatomicamente perfetto, seduce il bel volto ieratico del Salvatore dolcemente inclinato a destra, il tutto curato nei minimi particolari, non escluso lo svolazzo crespato del gonnellino». (F.C.).


Leggi qui l'articolo integrale (pag. 27).

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fonte: Seraphicum Press Office