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Il Don Chisciotte di Gilliam
21 Maggio 2018

Concluso il Festival di Cannes, si susseguono i commenti sulle pellicole. San Bonaventura informa, nell'ultimo numero, ha scelto di dedicare la propria rubrica “Cineforum” - curata da Vincenzo Laurito - al Don Chisciotte di Terry Gilliam, il film per chi non smette mai di credere e combattere per ciò in cui crede.

“Don Chisciotte non è mai morto. Anche se il titolo dell’ultima fatica (e mai parola fu più adatta come in questo caso) del genio visionario Terry Gilliam suggerirebbe il contrario, il cavaliere della Mancha rincorre ancora mulini a vento, spavaldo e fiero a cavallo del suo triste Ronzinante.

Dopo ventisei anni di lunga e travagliata gestazione, questo progetto, tanto voluto dal regista ed ex “Monty Python”, forse il suo film più ambizioso, è venuto finalmente alla luce, sebbene forse non vedrà presto il buio in sala. […]

Al di là della legittima curiosità che pervade l’uscita di un film così tanto atteso e voluto, ciò che ha colpito maggiormente chi scrive, è l’incondizionata ammirazione per uno straordinario autore (Gilliam) che si è totalmente mimetizzato con il protagonista (Chisciotte), potendosi addirittura immaginare il primo come una sorta di reincarnazione del secondo.

Anzi possiamo dire, a ben ragione, che lo stesso Gilliam è il Don Chisciotte dei registi contemporanei, che condivide con questo personaggio un dono, raro oggi, che si chiama lucida follia, una dote che accomuna coloro che hanno coraggio.

Il coraggio di chi, almeno una volta nella propria vita, ha creduto alla potenza dei sogni, anche quelli impossibili da realizzare, ed alla fine ce l’ha fatta, combattendo in maniera forsennata ed ostinata i suoi metaforici giganti, risultando alla fine vittorioso, laddove le menti mediocri vedevano soltanto vacui e innocui mulini a vento.

Il merito di Gilliam sta in questo: ha restituito dignità ad un personaggio che per lungo tempo, nella iconografia letteraria, ha costituito l’esempio dello sconfitto per eccellenza, del pazzo, del visionario, dell’idealista senza meta, per questo destinato ad essere emarginato e tacciato di follia”. (V.L.)


Leggi qui l'articolo integrale (pag. 29).
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fonte: Seraphicum Press Office