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Viaggio tra i giovani della periferia di Taranto
09 Aprile 2018

"Viaggio nel quartiere Paolo VI di Taranto. Quale speranza nelle periferie?" è il titolo dell'articolo di fra Vito Manca per la rubrica #GiovaneSinodo di San Bonaventura informa.

"Paolo VI, quartiere periferico di Taranto: il buongiorno ogni mattina alla finestra viene augurato dall’imponente struttura di una delle più grandi acciaierie d’Europa, l’ILVA S.p.a., all’ombra della quale il quartiere, intitolato al papa che nel ‘68 celebrò la messa di Natale tra gli altiforni, nacque come residenza per i dipendenti dell’allora Italsider.

Dopo cinquant’anni il rione, nato per accogliere le famiglie degli operai del siderurgico, ospita anche sottoproletari importati da tutta la città o impiegati che attraverso le cooperative edilizie hanno realizzato il sogno di avere una casa.

Qui i frati minori conventuali della Provincia religiosa di Puglia, guidano una delle quattro parrocchie di questa vastissima zona; sulla chiesa, intitolata a san Massimiliano Kolbe, un grande crocifisso sembra voler proteggere ogni uomo e donna del territorio dall’inquietante ombra che si staglia all’orizzonte e che si erge minacciosa con le sue torri, le nubi tossiche e i fuochi degli altiforni, che richiamano alla mente le fiabe in cui castelli malefici erano abitati da malvagi draghi “sputafuoco”.

A mio avviso le parole del filosofo Umberto Galimberti possono definire bene la realtà giovanile di Paolo VI: «Inquinamenti di ogni tipo, disuguaglianze sociali, disastri economici, comparsa di nuove malattie, esplosioni di violenza, forme di intolleranza, radicamento di egoismi, pratica abituale della guerra hanno fatto precipitare il futuro dall’estrema positività della tradizione giudaico-cristiana all’estrema negatività di un tempo affidato a una casualità senza direzione e orientamento»". (V.M.)


Leggi qui l'articolo integrale (pag. 7).
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fonte: Seraphicum Press Office