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La teologia dell'economia
18 Febbraio 2021

Leggi qui l'articolo integrale (a pag. 20)


Qual è il rapporto tra teologia ed economia? Fra Domenico Paoletti, docente di Teologia fondamentale, accompagna in una riflessione che muove dalla mostra Economia fraterna allestita ad Assisi. Un modo per comprendere quanto lo sguardo teologico sia indispensabile alle dinamiche economiche, per creare quella fratellanza propria dei figli di uno stesso Padre.

«A margine di Economia fraterna, la mostra di frontiera tra storia, sociologia, teologia ed economia allestita nel Chiostro di Sisto IV, dietro l’abside della Basilica superiore di san Francesco in Assisi (inaugurata il 18 settembre scorso, in questo periodo chiusa in ottemperanza alle norme antidiffusione Covid-19), vorremmo richiamare e approfondire brevemente il sottotitolo: Paternità di Dio e fraternità universale-cosmica: ossia la teologia dell’economia.

Accostare teologia ed economia suona come un ossimoro per tante orecchie abituate ad ascoltare i due termini separatamente, senza cogliere nessun legame, anzi forse una contrapposizione.
Basti sfogliare i manuali e i trattati di economia e notare l’assenza quasi totale di prospettiva teologica. Non sarebbe forse da ricercare in questa assenza, in questo vuoto, la causa di fondo della crisi economica, l’altra faccia della crisi ecologica e antropologica?

È sufficiente chiedersi quale sia il principio regolatore di fondo, per capire quanto sia corto il respiro dell’economia regolata solo da ideologie neoliberiste o stataliste, in profonda crisi entrambe perché non rispettose e non promotrici dell’uomo - di tutto l’uomo e di tutti gli uomini -, oltre che saccheggiatrici dell’ambiente.

Ci si era illusi che i mercati finanziari potessero salvare l’economia. Oggi da più parti si diviene consapevoli della necessità di orientare il denaro in direzione dell’economia reale, a servizio dell’uomo, e non dell’accumulo fine a se stesso con bolle speculative. Come le altre scienze, soffre di un problema di natura escatologica: non sa più, nessuno sa a che cosa fondamentalmente serva. Per dirla con Paul Ricoeur «viviamo in un’epoca in cui alla bulimia dei mezzi corrisponde l’atrofia dei fini».

Qual è il senso dell’economia? Porre degli interrogativi e attuare un confronto interdisciplinare tra le scienze economiche e la teologia è la sfida culturale oggi da raccogliere. La teologia dovrebbe aiutare a tracciare l’orizzonte di senso globale che dona consistenza ai saperi settoriali e parziali, come la stessa scienza economica. Ma la teologia è presente nel dibattito sull’economia, sulle politiche economiche, nelle università? La stessa Dottrina sociale della Chiesa è sconosciuta anche a molti cristiani impegnati in politica e nel mondo dell’economia e delle finanze. […]

Economia fraterna, allora. Perché, a ben riflettere, si evidenzia che la crisi economica riconduce a un vuoto di fraternità, di relazionalità, di comunione. Vuoto che ha determinato l’individualismo sfrenato che tanti danni sta provocando a livello sociale, ambientale, economico e religioso.
Però attenzione a che l’Economia fraterna non si tinga di retorico “buonismo” senza condurre a un cambiamento di paradigma culturale. L’importanza fondamentale e fondante della fraternità si trova nel riconoscere la paternità di Dio come Gesù Cristo ce l’ha rivelata con il suo stile fraterno, ospitale e accogliente verso tutti. L’economia fraterna trova quindi il suo fondamento in Gesù Cristo, figlio di Dio e nostro fratello». (D.P.)


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Per la stessa rubrica “La fraternità in economia” leggi anche:

Al servizio del prossimo di Paolo Capitanucci – n. 95/dicembre 2020

Un sogno possibile di Oreste Bazzichi – n. 93/ottobre 2020

L'apporto dei francescani di Felice Autieri – n. 92/settembre 2020



Per un approfondimento:

L'economia di Francesco, supplemento del mensile SBi, con la Prefazione di Luigino Bruni



fonte: Seraphicum Press Office