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Donne al servizio della Parola e dell'altare
15 Febbraio 2021

Leggi qui l'articolo integrale (a pag. 18)


Cosa comporta l’accesso delle donne al lettorato e accolitato, previsto in un recente motu proprio di papa Francesco? Fra Maurizio Di Paolo, procuratore generale dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, propone in San Bonaventura informa una riflessione perché questa opportunità rappresenti davvero un effettivo contributo alla comunione ecclesiale. Tra le necessità rilevate, quella di una adeguata formazione biblica e teologica.

«Il Motu proprio del Santo Padre Spiritus domini, sulla modifica del can. 230 § 1 del Codice di Diritto Canonico, sull’accesso delle persone di sesso femminile al ministero istituito del lettorato e dell’accolitato, ha creato un certo interesse, suscitando il pur timido entusiasmo dell’ala più progressista, e il disappunto di chi si considera amante della tradizione. Il sentore che si stia procedendo nella scalata delle donne al Sacerdozio, si insinua negli uni come speranza e negli altri come paura.

A ciò si aggiunge che la prospettiva italiana è marcatamente clericale, per cui i margini di azione dei laici, al difuori dei movimenti ecclesiali e di rare eccezioni, sono esigui. Neutralizzate queste suggestioni, che condizionano il giudizio, possiamo verificare che la modifica del Can. 230 - §1 del Codice riguarda la cancellazione della sola parola “viri”, ossia “di sesso maschile”. […]

Il Papa, in questa lettera afferma che “i ministeri del Lettorato e dell’Accolitato si radicano nel sacramento del Battesimo e della Confermazione”, lasciando poi alle Conferenze Episcopali il dovere di “stabilire adeguati criteri per il discernimento e la preparazione dei candidati e delle candidate ai ministeri del Lettorato o dell’Accolitato”, rispettando il principio di sussidiarietà.

Il vero problema, a mio parere, non è il fatto che le donne possano accedere ai Ministeri, che in quanto servizi, devono essere aperti il più possibile ai fedeli laici, ma è nel discernimento e nella formazione. Sono necessarie persone disposte a servire la Parola e la Mensa Eucaristica, non solo dotate di buoni sentimenti ma anche di una minima preparazione biblica e teologica, persone aliene dal desiderio di apparenza e di dominio, che non nutrano il clericalismo ma il vero senso comunionale dell’assemblea liturgica.

Per un parroco, avere laici formati e disponibili è una grazia e una provocazione, perché diventano esigenti, ed acquisiscono una capacità critica che elude il sistema di compiacenze tipicamente ecclesiale e gerarchico». (M.D.P.)


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fonte: Seraphicum Press Office