CONTATTI RICERCA FOTOGALLERY DONAZIONI
NEWS
torna alla home
Non ci indurre e non abbandonarci alla tentazione...
11 Febbraio 2021

Leggi qui l'articolo integrale (a pag. 14)


Non ci indurre e non abbandonarci alla tentazione: prosegue la lettura della preghiera del Padre nostro dalla fine al principio, condotta da fra Emanuele Rimoli in San Bonaventura informa. Partendo, in questa tappa, da una riflessione sulle ragioni della fatica nella nostra vita.

«Ancor prima che la questione della traduzione o del cercar di scoprire chi sia a mandare la tentazione, alla radice della supplica della Preghiera del Signore c’è una domanda da esplicitare: perché si fatica nella vita? Perché l’uomo deve passare per le tentazioni per entrare nel Regno di Dio (cf. At 14,22)?

San Paolo, con la sua solita attenzione alla condizione del credente e all’esito verso cui è strutturalmente orientato, colloca queste domande in un grande dipinto: “Tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Poiché nella speranza siamo stati salvati” (Rm 8, 22-24).

Così san Paolo mostra a un tempo la condizione di solidarietà (“la creazione geme…anche noi gemiamo”), e l’esito del dramma, la piena adozione filiale di ogni creatura, fiduciosi che “tutto concorre” al suo raggiungimento (Rm 8,28). L’immagine intensa del parto, dunque, allude a una vitalità che tende ad esprimersi, come dirà Gesù ai discepoli: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta” (Lc 13,24), poiché come per il nascituro, quella strettoia è il passaggio obbligato per venire alla vita.

Ora, condizione e esito sono vasi comunicanti, non tappe consequenziali, perciò Paolo introduce la speranza, ovvero quel movimento di fiducia teso a mantenere l’immediatezza aperta verso un oltre, un orizzonte ampio – la donna gravida già ha nelle orecchie il suono della voce del figlio, e porta con fiducia l’attesa muta del parto. Questo vale anche per i cuori: la fatica di portare la propria condizione di gravidanza in vista del parto si colloca in questo movimento di fiducia. […]

In cosa consiste la vittoria sulla tentazione? Di certo non consiste nel non peccare più o nel non avere più cattivi pensieri, ma nella capacità (sostenuta dalla grazia e scoperta sul campo, nella resistenza al male che scopriamo in noi) – nella capacità di riconoscere il tentatore come straniero e invece la Parola di Dio come familiare. Il male, in effetti, pur agendo nell’uomo, non gli è connaturale ma straniero, entra solo se gli si apre la porta.

Da qui l’indicazione alla vigilanza, non solo e non tanto per non fare atti conseguenti alla suggestione, ma soprattutto per non permettere al cuore di accogliere il suggerimento come un pensiero proprio, valido, credibile. È un cattivo paradosso dire che siamo umani e quindi pecchiamo, non c’è cosa più dis-umana del peccato (Benedetto XVI)». (E.R.)


Clicca qui per ricevere San Bonaventura informa, gratuitamente ogni mese, in formato digitale.


fonte: Seraphicum Press Office