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San Giuseppe, lavoratore e sognatore
03 Febbraio 2021

Leggi qui l'articolo integrale (a pag.6)


“Con cuore di padre” è la rubrica con la quale San Bonaventura informa si sofferma sulla figura di san Giuseppe, nell’anno dedicatogli da papa Francesco. Un profilo di un uomo lavoratore e sognatore, tracciato da fra Guglielmo Spirito, docente di Spiritualità francescana.

«Con cuore di padre: così Giuseppe ha amato Gesù, chiamato in tutti e quattro i Vangeli “il figlio di Giuseppe”. Così inizia la sorprendente Lettera Apostolica di papa Francesco: sorprendente in quanto inattesa e ancora di più perché svela un modo (anche questo inatteso) di affrontare le problematiche che affliggono l’umanità oggi. In filigrana, compaiono le sfide della pandemia, della disoccupazione, delle fragilità familiari, dell’educazione, dell’avidità, degli abusi di ogni tipo…E come risponde il Papa?

Risponde presentando una icona, un volto, una figura umile e concreta, tenera, casta e fiduciosa: un uomo spossessato e affidabile, un lavoratore (e sognatore) responsabile e creativo. Un modesto maschio ebreo, silenzioso e fattivo. Se Giovanni il Battista è la Voce che annunzia la Parola, Giuseppe è il Silenzio che forma la Parola, Gesù…

“Al compiersi di 150 anni dalla sua dichiarazione quale Patrono della Chiesa Cattolica fatta dal Beato Pio IX, l’8 dicembre 1870, vorrei - come dice Gesù - che “la bocca esprimesse ciò che nel cuore sovrabbonda” (cfr Mt 12,34), per condividere con voi alcune riflessioni personali su questa straordinaria figura, tanto vicina alla condizione umana di ciascuno di noi. Tale desiderio è cresciuto durante questi mesi di pandemia, in cui possiamo sperimentare, in mezzo alla crisi che ci sta colpendo, che “le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate” […]. Giuseppe, l’uomo che passa inosservato, l’uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta, un intercessore, un sostegno e una guida nei momenti di difficoltà. San Giuseppe ci ricorda che tutti coloro che stanno apparentemente nascosti o in “seconda linea” hanno un protagonismo senza pari nella storia della salvezza” (Lettera Apostolica).

Avvicinarsi alla persona di Giuseppe significa avvicinarsi alla vita che lui visse a Nazareth, la vita condivisa con Maria sua sposa e con Gesù suo figlio. Dio irrompe nella vita partendo dalla periferia: in una piccola provincia periferica dell’impero una giovane donna vive ai margini di Israele, quasi Libano quasi Siria; una giovane donna ebrea sconosciuta alla grande storia. E la prima cosa che sappiamo di lei è che sposa: la ragazza di Nazareth ha già detto sì; l’ha detto, prima ancora che a Dio, all’amore di un uomo.

L’angelo di Dio arriva alla casa di una giovane donna vergine, sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. Giuseppe, ovvero come capire che la vita del credente è comprensibile solo se in lui c’è qualcosa di incomprensibile, un di più, un sogno, un angelo, un amore immeritato, vita da altrove, Dio». (G.S.)


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fonte: Seraphicum Press Office