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Democrazia, crisi e opportunità
01 Febbraio 2021

Leggi qui l'articolo integrale (a pag. 4)


Le recenti elezioni presidenziali negli Stati Uniti, così come le proteste che hanno portato all’assalto di Capitol Hill, non sono un evento da archiviare con l’avvenuta proclamazione del nuovo Presidente. Piuttosto, permettono di riflettere sul concetto di democrazia, sulle sue regole, limiti e opportunità. Ne scrive, in San Bonaventura informa, fra Giulio Cesareo, docente di Etica teologica.

«Le elezioni negli Stati Uniti d’America sono state molto interessanti e significative da diversi punti di vista. Qui vogliamo riflettere un attimo proprio sul senso della democrazia, che caratterizza politicamente e socialmente le nostre realtà occidentali.

Dal punto di vista d’oltre oceano la società americana che emerge dalle elezioni e dagli eventi che le hanno seguite è una realtà fortemente polarizzata, in cui la vittoria di Biden - per quanto marcata – non esclude comunque una numerosa e significativa presenza di sostenitori del presidente uscente Trump: in realtà pare che quasi la metà della società americana sia convinta che il bene per il Paese fosse la rielezione del presidente uscente. Il che la dice lunga della radicale differenza di opinione politica attualmente in atto negli Stati Uniti d’America.

Aldilà dell’opinione che ciascuno di noi può avere al riguardo e cioè se sia stata meglio l’elezione di Biden o piuttosto lo sarebbe stata quella di Trump, quella che appare è una società divisa non solo nelle opinioni partitiche, ma soprattutto per quelli che sono gli orientamenti sociali, le azioni e le soluzioni da adottare, di fronte alle crisi e alle opportunità dei nostri tempi.

Per di più queste posizioni politiche si discostano perfino nell’individuazione di quali sono le vere sfide che riguardano l’umanità, il Paese, oggi. Pensiamo, solo a mo’ di esempio, alle divergenze riguardanti temi come la pandemia o l’immigrazione o la politica estera… E se questo è evidente e balza agli occhi guardando l’evento delle recenti elezioni americane, dobbiamo riconoscere che non è assente dai contesti a noi più familiari dell’Europa, dell’Italia, o perfino delle realtà regionali e locali nelle quali siamo inseriti. Da queste polarizzazioni, anzi, non è esente neanche la Chiesa.

Sembra quasi un dato culturale del nostro Occidente: un grande movimento centripeto che svuota il centro, l’ambito del dialogo e dell’incontro, cioè del venirsi incontro per cercare il bene che è comune, e viceversa consolida il radicamento in atteggiamenti che rafforzano se stessi e la propria identità anche e soprattutto attraverso il rifiuto di chi è differente o la pensa diversamente». (G.C.)

 

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fonte: Seraphicum Press Office