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Giovanna di Savoia, regina dei bulgari e francescana
26 Gennaio 2021

Leggi qui l'articolo integrale (a pag. 32)


La rubrica "La fraternità dei laici" propone, nell’ultimo numero di San Bonaventura informa, la figura di Giovanna di Savoia, regina dei bulgari e francescana secolare. Un profilo biografico e spirituale, tracciato da fra Felice Autieri, per conoscere questa regina che riposa ad Assisi, nella cappella dei frati minori conventuali.

«Giovanna Elisabetta Antonia Romana Maria più conosciuta come Giovanna di Savoia, nacque a Roma il 13 novembre 1907. Fu la quartogenita di Vittorio Emanuele III e della regina Elena di Montenegro, crebbe trascorrendo molto tempo a Villa Savoia a Roma con i fratelli e la madre, dalla quale ricevette la formazione tipica per una giovane del suo rango.

Di intelligenza brillante, coltivò un grandissimo amore per i libri e la cultura concepiti come svago e rifugio, ma soprattutto come strumento fondamentale della sua formazione umana e cristiana.

Nel settembre del 1923, all’età di 16 anni si ammalò di tifo con la sorella Mafalda, pertanto i familiari temettero per la loro vita. Siccome furono assistite da due clarisse, la principessa fece voto a san Francesco affinché intercedesse per la sua guarigione e per quella della sorella, promettendo di sposarsi in Assisi. Guarita, l’anno successivo andò ad Assisi con Mafalda per ringraziare san Francesco per la grazia ricevuta.

Nel 1927 incontrò per la prima volta lo zar Boris III di Bulgaria, che era asceso al trono dopo l’abdicazione del padre nel 1918. I due giovani si innamorarono e si fidanzarono ufficialmente, programmando le nozze che vennero celebrate il 25 ottobre 1930 ad Assisi.

Il rito civile fu celebrato dal podestà di Assisi, Arnaldo Fortini, incaricato dal re di sposare la coppia dapprima con rito civile alla presenza del primo ministro Benito Mussolini. […]

La formazione umana e spirituale di Giovanna fu segnata dall’educazione impartita dalla madre, che la orientò nella vita a non separare la formazione intellettuale dalla carità, la teoria dalla pratica.

Quest’ultimo aspetto fu concepito e realizzato come sentimento di amore e condivisione verso il prossimo, nella dimensione della partecipazione alle gioie e ai dolori dell’uomo e della sua storia. La carità per lei fu vivere l’amore di Dio e parteciparlo agli altri, ciò fu vissuto all’interno della spiritualità francescana in cui il santo di Assisi fu maestro di fede, di speranza e di misericordia.

Infatti dopo la malattia e il conseguente approfondimento della spiritualità francescana, il francescanesimo divenne per Giovanna uno strumento di crescita spirituale e un’esperienza utile per vivere il Vangelo, tanto da convincerla a professare la Regola dell’Ordine francescano secolare.

Sempre con un amore umile e forte, con una dignità intrisa di decoro e di umanità, non le mancò il coraggio temperato dalla fermezza, dal dominio di sé, dalla forza dolce, in altre parole dall’amore di una donna nel senso più pieno del termine». (F. A.)

 

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fonte: Seraphicum Press Office