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La santità di Giovanni Paolo II
13 Gennaio 2021

Leggi qui l'articolo integrale (a pag. 11)


La santità di Giovanni Paolo II, uomo della croce e del dialogo, è l’articolo che conclude la rubrica che San Bonaventura informa ha dedicato - nell’anno da poco concluso - al centenario della nascita di Karol Wojtyla. Gli articoli della rubrica, a cura di fra Raffaele Di Muro, sono disponibili come supplemento di SBi, da leggere e scaricare gratuitamente nella sezione dedicata del nostro sito.

«Uno degli aspetti che maggiormente ha caratterizzato la vita di papa Wojtyła è stato senza dubbio la sofferenza. Egli è stato l’uomo della croce, croce che ha rappresentato la dimensione più visibile nella sua esperienza spirituale. La sua infanzia inizia in salita con la perdita della mamma. Da giovane affronta le difficoltà legate al comunismo ed alla guerra. La sua è una fanciullezza faticosa, anch’essa caratterizzata dal soffrire, soprattutto nel dover coniugare le esigenze della vocazione con quelle del lavoro.

È stato il poeta-minatore in grado di edificare i suoi compagni di lavoro e di seminario nel contempo: il suo è stato un percorso doloroso ed estremamente coraggioso. In ogni evento ha saputo dire i suoi "sì" al Signore, anche quelli più angoscianti.

La docilità della Vergine Maria ai piedi della croce è stata per lui un continuo punto di riferimento: «In questo supremo "sì" di Maria risplende la fiduciosa speranza nel misterioso futuro, iniziato con la morte del Figlio crocifisso. Le espressioni con le quali Gesù, nel cammino verso Gerusalemme, insegnava ai discepoli "che il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare" (Mc 8, 31), le risuonano in cuore nell’ora drammatica del Calvario, suscitando l’attesa e l’anelito della risurrezione. La speranza di Maria ai piedi della croce racchiude una luce più forte dell’oscurità che regna in molti cuori: di fronte al Sacrificio redentore, nasce in Maria la speranza della Chiesa e dell’umanità» (Udienza Generale del 2 aprile 1997).

L’attentato di Piazza San Pietro ha rappresentato forse il culmine della sua esperienza kenotica, senza sottovalutare le innumerevoli malattie che ne hanno caratterizzato l’esistenza. Il Policlinico Gemelli, a suo stesso dire, era diventato la sua terza casa (dopo il Vaticano e la residenza estiva di Castel Gandolfo, ndr)». (R.D.M.)

 

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fonte: Seraphicum Press Office