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Non si è poveri solo a Natale
07 Gennaio 2021

Leggi qui l'articolo integrale (a pag. 4)


Non si è poveri solo a Natale. La pandemia ha reso ancora più difficile la vita di quanti sono costretti a vivere per strada. Alle abituali difficoltà si è aggiunto anche il distanziamento fisico, la crescente paura del contatto, i lockdown, inasprendo così la solitudine di tante persone costrette a vivere ai margini delle nostre città. In San Bonaventura informa raccontiamo una esperienza di solidarietà, nata a Roma. Ne scrive Angelo Romeo, fondatore di Missione solidarietà.

«La nostra società è spesso abituata a preoccuparsi di chi vive al margine, di chi vive condizioni di disagio in alcuni momenti dell’anno. Le festività del Natale sono quelle più o meno in cui si attivano iniziative a favore di chi durante l’anno (e non solo a Natale), si trova a dover convivere con una condizione di vita che lede la dignità, prova il corpo e i sentimenti in tutte le sue espressioni. La povertà è una condizione purtroppo, che accompagna molte persone non solo per alcuni mesi dell’anno, ma a volte per tutta lo loro esistenza.

In questo periodo storico, caratterizzato dalla pandemia, il distacco da chi si trova al margine è aumentato in maniera considerevole per paura del contagio. I poveri sono infatti stati investiti dal vero e proprio distanziamento sociale, termine ormai entrato a far parte del nostro linguaggio quotidiano, che viene vissuto solo in parte da chi ha una casa. Chi vive in strada in questo momento storico, si vede "solo" e più di prima, distanziato a causa della paura che governa le città.

Da qualche anno ho deciso di rendere più organizzato qualcosa che prima facevo da solo, ossia la visita ai poveri in alcuni luoghi di Roma, scegliendo in genere quelli meno frequentati e dove i poveri erano lasciati soli al loro destino.

Con un gruppo di amici ho fondato l’associazione Missione solidarietà, il cui motto è "con gli ultimi sempre". Sì, perché quelle persone che vengono spesso considerate "ultimi" non sono presenti nelle nostre vite solo a Natale o in altre festività, sono parte del nostro vissuto anche a luglio, a marzo ecc. Da quest’idea anche la scelta del nome dell’associazione, vivere una missione con i poveri e per i poveri. Si tratta di una piccola realtà che ha come priorità l’ascolto in prevalenza di chi quotidianamente non può costruire un dialogo con altri, se non con chi vive la sua stessa condizione.

Così tutte le settimane ci rechiamo da quelle persone che a me non piace chiamare "barboni" né "homeless" ma amici della strada.

Quando iniziai ad andare in strada in seguito alle mie prime collaborazioni con le suore di Madre Teresa, pensavo che i poveri che vivono sui marciapiedi, volessero solo cibo o elemosina, non mi ero mai spinto oltre, avevo quasi paura di poter turbare il loro silenzio. Poi, un passo alla volta, ho iniziato ad avvicinarmi a guardarli più da amico che da semplice volontario ed è diventato un appuntamento fisso. All’inizio andavo con chi faceva servizio nelle mense, poi, in alcune giornate anche da solo. E con loro si è aperto un dialogo amicale, quando non mi vedevano, mi venivano a cercare chiedendosi che fine avessi fatto, non solo per chiedere cibo ma per scambiare due chiacchiere.

Ecco, la forza del dialogo che spesso la nostra società sta perdendo è il punto di forza del nostro appuntamento con gli amici della strada». (A.R.)

 

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fonte: Seraphicum Press Office