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Il Natale che dissipa lo smarrimento
05 Gennaio 2021

Leggi qui l'articolo integrale (a pag. 2)


Il Natale nella pandemia e il Bambino che nasce sulle strade del mondo, per dissipare lo smarrimento. Il Focus dell’ultimo numero dell’anno di San Bonaventura informa è andato al cuore della Natività, ripercorrendo il desiderio di Francesco d’Assisi di celebrare il Natale, sino ad arrivare a una riflessione sul nostro Natale come segno di vita, di nascita e rinascita. Ne scrive fra Orlando Todisco, docente di Filosofia francescana.

« Quel velo diffuso di mestizia, generato dalla pandemia, è dissipato dalla grande gioia del Natale. E tuttavia festa e turbamento convivono. Il Natale quest’anno è davvero singolare. Alcuni hanno rapportato lo stato d’animo provocato dalla lebbra ai tempi di san Francesco allo stato d’animo provocato dalla peste del ‘600, di cui parla il Manzoni, concludendo che il card. Federico, protagonista dei Promessi Sposi, non fa che tradurre l’invito di Francesco ai frati di avere a cuore i lebbrosi, allorché dice a fr. Cristoforo e ai confratelli: "Andate con amore incontro alla peste, perché ove è la morte là è anche la vita". Quale la fonte di tale coraggio, al punto da sfidare ieri la lebbra, oggi il Covid-19? Quale la forza con cui affrontare il pericolo? […]

Nel dicembre del 1223 - un mese dopo l’approvazione della Regola – Francesco confida a Giovanni Velita, signore di Greccio, il desiderio di celebrare il Natale, perché vuol rivivere i disagi della nascita del Bambino. Non si tracuri che Innocenzo III nel 1207 aveva proibito i "ludi theatrales" ovvero le rappresentazioni nelle chiese del Natale, quello che poi sarà il presepe vivente. Egli chiede a Giovanni che prepari la grotta con il bue (gli ebrei) e l’asinello (i pagani) nei pressi della mangiatoia, colma di fieno (il chicco di grano ovvero il corpo di Cristo), di cui nutrirsi fraternizzando. […]

Il Natale è la festa del Dio che ha bisogno di noi. Se lo festeggiamo bambino, vuol dire che lo festeggiamo in quanto ha bisogno di chi lo sostenga, lo culli, lo nutra, parli in suo nome. Come, quando, dove? Il Natale ci sollecita a svegliare la nostra libertà creativa.

Il Bambino "natus est in via": attende di nascere lungo le molte strade del mondo. Perché? Per dissipare lo smarrimento con una rinnovata onda di vita, all’insegna dell’assunto che l’uomo non è una creatura mortale, ma una creatura natale, non fatto per la morte, ma fatto per la vita». (O.T.)

 

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fonte: Seraphicum Press Office