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Individualismo, personalismo, complottismo
04 Dicembre 2020

Leggi qui l'articolo integrale (a pag. 7)

 

Dall’individualismo al personalismo e il ruolo degli algoritmi in fenomeni come il complottismo. Ne scrive in San Bonaventura informa Emilio Fabio Torsello, aiutandoci a comprendere certe derive della politica ma anche dei comportamenti personali, talvolta tanto lontani da un comune sentire.

«Teorizzato da Menger, rielaborato da Weber e canonizzato da Popper, l’individualismo nel Novecento è stato la diretta conseguenza dei totalitarismi alimentati dalle masse. Comunismo, fascismo, nazismo - per restare in Europa - hanno visto la preminenza delle masse sul singolo, annientando le istanze del cittadino a favore della volontà dei molti.

Dal 1989 in poi, con la caduta dell’ultimo grande totalitarismo comunista, l’attenzione ha iniziato invece a spostarsi sempre più dalla collettività all’individuo, inteso come portatore di valore all’interno di una socialità di cui era protagonista. Per citare il filosofo spagnolo Ortega y Gasset, "vivere significa, fin dall’inizio, essere costretti ad interpretare la nostra vita", e dunque assumere un ruolo, un punto di vista centrale.

Nel primo Novecento tutto questo avveniva per omologazione e consenso, negli anni successivi alle due grandi guerre si è cercato di ridare un ruolo al singolo. Successivamente però più di qualcosa non ha funzionato: dall’individualismo - inteso positivamente come concetto che riabilita il singolo e la sua capacità di plasmare il quotidiano con decisioni e scelte - si è passati a una forma solo apparentemente degenere di individualismo ma in realtà ben distante rispetto alla dottrina filosofica sul singolo: si è caduti nel personalismo.

Lasciando da parte le teoria di Renouvier che all’inizio del secolo scorso intendeva difendere il valore della persona, per personalismo oggi dobbiamo intendere piuttosto il significato più generico, indicato non in ultimo dalla Treccani, come "comportamento, atteggiamento o singola azione che abbia di mira prevalentemente l’interesse personale, anche quando ciò sia in contrasto con interessi più generali".

Le reazioni alla pandemia da un lato e la cronaca dall’altro, ci dicono sempre più che questa epoca è contraddistinta da un personalismo degradato, connotato da tratti egoistici marcati e dove la solitudine dello specchio - dell’individuo davanti alle proprie idee riflesse e ripetute senza confronto - la fa da padrone.

Papa Francesco di recente ha ricordato come "nessun popolo, nessun gruppo sociale potrà conseguire da solo la pace, il bene, la sicurezza e la felicità. Nessuno. […] La lezione della recente pandemia, se vogliamo essere onesti, è la consapevolezza di essere una comunità mondiale che naviga sulla stessa barca, dove il male di uno va a danno di tutti", ha ribadito richiamando l’enciclica Fratelli Tutti. E sempre in questa enciclica, il Sommo Pontefice sottolinea e ricorda come sia "difficile pensare che questo disastro mondiale non sia in rapporto con il nostro modo di porci rispetto alla realtà, pretendendo di essere padroni assoluti della propria vita e di tutto ciò che esiste".

Ma il personalismo è figlio anche dell’algoritmo. Se da un lato è vero che i social network hanno innovato e reso più immediate le relazioni, dall’altro - soprattutto nell’àmbito dell’informazione – hanno polarizzato la discussione annullando il confronto tra punti di vista differenti e dando briglia sciolta alle fake news (contro le quali le piattaforme sono intervenute ormai troppo tardi o troppo blandamente)». (E.F.T.)

 

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fonte: Seraphicum Press Office