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I segni corporei di eternità
23 Novembre 2020

Leggi qui l'articolo integrale (a pag. 33)


I segni corporei di eternità è il tema del penultimo appuntamento con la rubrica "Corpo ed eternità" di fra Domenico Paoletti.

La rubrica, proposta dal novembre del 2019 sul mensile San Bonaventura informa, ha l’obiettivo di riflettere sul corpo, sul senso della vita e sull’eternità. In un’epoca in cui, proprio il corpo, è divenuto un "idolo" da mantenere giovane e rispondente ai canoni di bellezza in voga.

«Tra gli articoli della nostra fede, la risurrezione della carne è quello che più ci provoca a pensare, a riflettere sulla realtà del corpo destinato a risorgere in un cammino di trasformazione; segnato da continuità e discontinuità tra corpo che siamo qui ed ora e corpo che "si infutura" trasformandosi, per una pienezza di relazione comunionale inesauribile (è questo il senso dell’eternità che può ispirare quasi sgomento se concepita come una sorta di entità immobile, senza accadimenti e senza dimensioni) con Dio, con gli altri e con il creato nella sua interezza.

Il cristianesimo dà inizio - pur senza realizzarlo compiutamente negli atteggiamenti e nelle idee espresse lungo la storia - a un cambio di paradigma riguardante la concezione del corpo che siamo, considerato non più come lontano dal "cielo" e in contrasto con l’anima e la ragione, ma come unicum: nel senso che siamo una realtà unitaria, e questa realtà è unica, originale, irripetibile: è per sempre.

Professando una Parola che si è fatta carne, il cristianesimo ridona alla corporeità tutto il suo peso infinito, nel cuore stesso del finito. Gesù con il suo corpo e con l’intero suo insegnamento, unità di parola e di atto, ha messo in discussione le dicotomie, le esclusioni, le proibizioni che formano il tessuto "religioso", come la distinzione tra sacro e profano, tra puro e impuro; sono categorie fondamentali in ogni religione, ma il nuovo paradigma della corporeità inaugurata da Gesù Cristo le sottopone a una contestazione radicale.

Così il sacro e il profano non delimitano due "spazi" opposti, perché il corpo dell’uomo è il tempio, il santuario, il tabernacolo della presenza di Dio; la relazione d’amore tra i corpi, la comunione costituisce il vero culto e la vera adorazione del Padre «in spirito e verità» (cf Gv 4,21-24).

Gesù ha distrutto ogni muro di separazione nel suo corpo morto e risorto, donato a tutti per amore. Non è uscendo dal corpo che si incontra il Dio che si è fatto carne e che è risorto con il suo vero corpo; Dio si incontra nell’amare, nel corpo dell’altro. […]

Sarebbe interessante procedere a un’analisi approfondita e differenziata dei cinque sensi del corpo dell’humanum che esprimono la corporeità intrinsecamente commista di sensibile e spirituale, interazione tra interiorità e sensibilità. È attraverso i sensi che il mondo fa esperienza di noi e noi facciamo esperienza del mondo. Tutta la nostra conoscenza ci viene dai sensi: tanto che la stessa sapienza, che noi tendiamo a concepire come realtà puramente intellettuale, presuppone il sapere, che ha la stessa radice di sapor e non è altro che "gustare" la vita, toccare/sentire la realtà. La stessa nostra identità personale viene costruita grazie ai sensi e attraverso i sensi. Va pertanto riconosciuto con grande stupore che c’è un infinito mistero in ogni senso, proprio nella sua materialità: nella vista, nel tatto, nell’olfatto, nel gusto e nell’udito». (D.P.)

 

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fonte: Seraphicum Press Office