CONTATTI RICERCA FOTOGALLERY DONAZIONI
NEWS
torna alla home
Laudato si’, mi’ Signore, per fratello cibo...
16 Luglio 2019

Qual è stato il rapporto di Francesco d’Assisi con il cibo e quale quello dei francescani con la “tavola”? San Bonaventura informa propone un articolo di Manuela Tulli, giornalista e appassionata di cucina, che ci accompagna alla scoperta di questo particolare rapporto, perché anche il cibo è un buon motivo per elevare un quotidiano Laudato si’

«“Laudato si’ mi’ Signore”, laudato si’ anche per il cibo, per la tavola con gli amici, per le delizie della natura, per le pietanze preparate con amore, per le pentole che si trasformano in armi di solidarietà. Si può immaginare una preghiera del genere? Forse sì. D’altronde Gesù, duemila anni fa, scelse una festa di matrimonio, una grande tavolata di nozze, per farsi conoscere dall’umanità. […]

Non è peregrino dunque rintracciare una benedizione dall’Alto anche al cibo, al nostro pane quotidiano, specialmente quando è condiviso.
Partendo da qui è nato qualche tempo fa il blog Fratello Cibo. Mi sembrava allegro accostare alle bellezze citate nel Cantico delle creature di san Francesco anche quelle della tavola.

D’altronde Francesco d’Assisi non era un asceta completamente disinteressato al cibo. C’è una certa agiografia che lo vorrebbe distaccato dal mondo e magari anche non attento alla tavola. E invece dalle sue biografie risultano pure le pietanze preferite: cereali, erbe selvatiche, ortaggi, mostaccioli a base di mandorle miele e mosto d’uva, ma anche uova, formaggi, carne di maiale, pollo, pesce bianco o azzurro e pasticcio di gamberi, il suo preferito.

Il cibo compare anche tra le norme della Regola non bollata. “Colui che mangia - indicava ai suoi confratelli Francesco - non disprezzi chi non mangia. E ogni qualvolta sopravvenga la necessità, sia consentito a tutti i frati, ovunque si trovino, di servirsi di tutti i cibi che gli uomini possono mangiare”. […]

Da Francesco ai suoi frati. L’ordine dei francescani ha anche una storia legata a doppio filo con il vino. Per la Confraternita del Sagrantino la storia di questo vino è legata proprio all’arrivo dei frati a Montefalco, nel 1452, per il Capitolo generale dell’Ordine.

Come anche il famoso vino della California vide le sue prime viti proprio intorno ai conventi dei frati, giunti in quelle terre come missionari. Avevano piantato loro le prime viti per fare il vino da messa, non sapendo poi che sarebbe diventato, secoli dopo, uno dei più prestigiosi al mondo.

Pane e vino dunque davvero benedetti da Dio. Ma la benedizione è doppia se quel cibo è una mano tesa ai meno fortunati della terra. E in questo i francescani sono sempre stati in prima linea con le loro mense aperte ai poveri in tutto il mondo». (M.T.)


Leggi qui l’articolo integrale (pag. 33).
Clicca qui per ricevere San Bonaventura informa, gratuitamente ogni mese, in formato digitale.


fonte: Seraphicum Press Office