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San Bonaventura riletto con Alexander Schmemann
25 Ottobre 2017

“Il mondo come 'sacramento' della presenza di Dio - San Bonaventura riletto con Alexander Schmemann” è il tema dell’articolo a firma di fra Enzo Galli, docente di Cristologia, uscito sul mensile San Bonaventura informa, nella rubrica dedicata agli 800 anni dalla nascita di san Bonaventura da Bagnoregio.

«Per san Bonaventura il mondo creato è come un libro, “in cui risplende, si manifesta in forme sensibili e si legge la Trinità creatrice” (Breviloquium). Se lo si guarda con attenzione, quindi, in esso possiamo “leggere” come in un libro le tracce (“ombre, echi e immagini”) di Dio.

Ciò, naturalmente, è possibile all’uomo in quanto creato capax Dei, ovvero radicalmente predisposto e orientato a Dio e, dunque, capace anche di conoscerlo ed incontrarlo attraverso i “libri” scritti interiormente ed esteriormente.

Per questo egli ricevette – dice il Nostro – un triplice occhio per godere di una triplice visione: «l’occhio del corpo, perché vedesse il mondo e le realtà che sono nel mondo; l’occhio della ragione, perché vedesse l’anima e le realtà che sono nell’anima; l’occhio della contemplazione, perché vedesse Dio e le realtà che sono in Dio». La situazione appena descritta, però, si riferisce alla condizione dell’uomo prima del peccato. Con quest’ultimo, invece, egli è stato privato di tale prerogativa (subendo un offuscamento dell’occhio della contemplazione), ed è «divenuto da spirituale carnale», incapace quindi di vedere e andare oltre la “carne”. […]

Ci facciamo illuminare dal teologo ortodosso Alexander Schmemann (nella foto), del quale è stato pubblicato di recente (in italiano) un interessante studio dal titolo: Per la vita del mondo. Il mondo come sacramento. In esso, il teologo contemporaneo afferma che «tutto ciò che esiste è dono di Dio all’uomo e non esiste che per far conoscere Dio all’uomo, per fare della vita dell’uomo una comunione con Dio».

Tutta la creazione (il mondo in cui viviamo, in cui camminiamo, di cui ci nutriamo) è segno e mezzo della Sua presenza, del Suo amore e della Sua rivelazione.
Il peccato originale, in tale prospettiva, non consiste nell’aver preferito il mondo a Dio, ma nell’aver reso materiale il mondo, ovvero nell’averlo staccato dalla Sua sorgente di vita e, quindi, nell’averlo svuotato di significato e di spirito, della sua “sacramentalità”.
In tal modo, il mondo, da strumento di comunione con Dio è diventato strumento di allontanamento da Lui».


Leggi qui l’articolo integrale (pag. 18)
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fonte: Seraphicum Press Office