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L'uomo itinerante e l'uomo privo di meta
05 Settembre 2017

Prosegue il viaggio di approfondimento sulla figura di san Bonaventura da Bagnoregio, attraverso la rubrica avviata da San Bonaventura informa in questo anno in cui ricorre l’ottavo centenario della nascita.

È la volta della riflessione del professor Pietro Maranesi, frate cappuccino, docente di Francescanesimo.

«Non è difficile percepire quale sia il nucleo che diversifica l’antropologia contemporanea da quella di Bonaventura: la mancanza di un itinerario.
L’uomo bonaventuriano è l’essere che ha un “da dove” e un “verso dove”: la sua esistenza ha un senso all’interno della cui tensione itinerante sono collocati anche il mondo e tutta la realtà.

E il suo muoversi all’interno di un itinerario sembra possedere una bussola che indica costantemente tre punti di riferimento fondamentali: verso l’alto, cioè in riferimento ad una dipendenza graziosa da Dio da cui viene e a cui torna, verso dentro se stesso dove ritrova una struttura “capace di Dio” e verso fuori ambito positivo nel cui è inserito e nel quale può mettersi sulle tracce delle orme lasciate dal suo Dio.

L’uomo contemporaneo ha perso la sua autocomprensione come essere itinerante. Interrotta la sua relazione primaria con l’“alto” a partire dal quale comprendere se stesso e il resto, egli non riesce più a vedere in sé e nel mondo che lo circonda un rinvio e una conferma al di più da cui viene e a cui tende. […]

Lasciandoci aiutare da Bonaventura occorre ritornare nel profondo del cuore umano per ascoltare la sua struttura desiderosa, occorre aiutare l’uomo ad una riscoperta delle dimensioni infinite a cui aspira per istinto. L’uomo è l’essere del desiderio infinito che non troverà pace se non nell’infinito verso il quale egli strutturalmente è rivolto».


Leggi qui l’articolo integrale (pag. 15)
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Foto: Luigi Briselli - Lombardia Beni culturali


fonte: Seraphicum Press Office