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San Francesco e la grazia del lavoro
04 Settembre 2017

Con la ripresa delle attività lavorative, anche per molti dei nostri lettori, proponiamo un articolo sulla grazia del lavoro a firma del professor Oreste Bazzichi, docente di Filosofia sociale ed etico-economica, uscito sull’ultimo numero di San Bonaventura informa.

«Francesco d’Assisi, prescrivendo fin dalle origini dell’Ordine (Regola non bollata, cap. VII, Regola bollata, cap. V e Testamento) la centralità del lavoro nel ministero e nell’azione personale e pastorale dei suoi frati, intendeva esprimere, sia in sede di riflessione che in campo operativo, il valore teologico-sociale che la “grazia del lavoro” rappresenta sia, nell’evoluzione socio-economica che nella realizzazione del “piano” del Creatore, oltre che delle condizioni del ben-essere sociale per tutti.

Quando il Poverello d’Assisi ha pensato a questa felice e significativa espressione non aveva in mente le prime pagine della Sacra Scrittura, che descrivono il lavoro come condanna, “fatica”, “sudore”, “dolore” (Gen 3, 17-19), conseguenza del peccato originale, ma la semplicità, gratuità, spiritualità e gioia di vivere del Vangelo (Mt 4,4; 6,23s; 10,21; Mc 6,3). […]

Purtroppo l’eclissi del senso di Dio e dell’uomo ha sconvolto il piano di Dio Creatore. Il modello socio-economico dominante considera il lavoro come fattore di produzione, che interessa soltanto nella sua incidenza di fare profitto, enfatizzando la priorità del capitale sul lavoro. Una tale concezione favorisce e di fatto ha favorito una forma di materialismo edonistico che considera tutto in termini di merce.

Con la “grazia del lavoro” la spiritualità francescana ci propone un modo alternativo di intendere la qualità della vita e la “perfetta letizia”, perché proprio nel lavoro l’uomo si trova a vivere una piccola parte della croce di Cristo e l’accetta nello stesso spirito di redenzione nel quale il Cristo ha accettato per noi la sua croce. Ma, grazie alla sua resurrezione, nel lavoro troviamo l’autorealizzazione, un nuovo bene, una nuova prospettiva di una “terra nuova”».


Leggi qui l’articolo integrale (pag. 11)

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fonte: Seraphicum Press Office