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Il Capitolo generalissimo, dopo 500 anni
04 Luglio 2017

Si è celebrato, dopo cinquecento anni, il Capitolo generalissimo che papa Leone X aveva convocato per la Pentecoste del 1517, con l’obiettivo di mettere ordine tra le famiglie francescane. Ma quel tentativo non andò a buon fine, tanto da dover decretare la separazione tra i frati minori conventuali e quelli della regolare osservanza.

Dopo cinque secoli, quel Capitolo si è tenuto dal 29 maggio al 2 giugno, raccogliendo le famiglie francescane dell’Umbria. Lo racconta, in San Bonaventura informa, fra Domenico Paoletti, docente di Teologia fondamentale e vicario della Custodia del Sacro Convento di Assisi.

“Il Capitolo generalissimo è stato un adempiere simbolicamente, proprio a 500 anni dalla Ite vos, l’indizione dell’allora Capitolo generalissimo, che non fu mai celebrato.
La celebrazione del Capitolo è stata preparata e organizzata da un gruppo di coordinamento che si è costituito all’indomani della visita in Assisi (4 ottobre 2013) di papa Francesco, il quale presso la Tomba di san Francesco rivolse ai ministri generali e agli altri frati presenti queste parole: “Bravi, dovete rimanere uniti”. Un invito raccolto con la decisa volontà di “camminare insieme e crescere nella comune vocazione e missione”.

Così si concretizza l’idea di Frati Francescani in Capitolo con il compito di preparare e vivere insieme gli eventi centenari di questi anni attraverso un itinerario scandito in quattro tappe: il 2015 un anno di preparazione per “ricordare e comprendere” attraverso approfondimenti storici e teologici; il 2016 la celebrazione degli otto secoli del Perdono di Assisi (1216) con richiesta e accoglienza gioiosa della misericordia; il 2017 il quinto centenario della bolla papale Ite vos (1517) con la celebrazione del Capitolo generalissimo a Foligno e il viaggio a Roma, il prossimo 29 novembre, per essere riconfermati nel carisma e nella missione; il 2018 dedicato alla evangelizzazione con l’intento di spalancare con gioia gli orizzonti al futuro. […]

I cammini diversificati sono stati condivisi con scioltezza; qualche difficoltà inevitabile è affiorata nel confrontarsi sul futuro che si desidera costruire insieme, tra chi già sogna un’unica famiglia e chi invece ritiene giusto mantenere le attuali distinzioni che sono una ricchezza del carisma francescano.

La maggioranza ha comunque manifestato gli stessi sogni: essere tra la gente, semplificare le strutture appesantite dal tempo e anche da forme giuridiche non più corrispondenti alle dinamiche ed esigenze dei tempi che cambiano.

L’ostacolo in realtà non sono le differenze tra i frati, ma il peccato di credersi ed apparire più francescani degli altri, contravvenendo così proprio allo specifico che risiede nella minorità. Come ha ricordato il vescovo di Assisi, Domenico Sorrentino, il camminare insieme in profonda comunione richiede di spogliarsi di qualcosa; richiede una conversione interiore, una riforma degli atteggiamenti e anche delle strutture”. (D.P.)


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fonte: Seraphicum Press Office