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La parola fedeltà nel francescanesimo
15 Giugno 2017

Prosegue, in esclusiva su San Bonaventura informa, il viaggio tra le nuove parole introdotte nel Lessico di spiritualità francescana, uscito in lingua polacca.

Fra Emil Kumka, docente di Francescanesimo e redattore responsabile del progetto, propone ogni mese – per il mensile del Seraphicum – una rilettura sintetica di queste novità lessicali.

È la volta di “F” come Fedeltà, letta nel suo significato, negli Scritti e nella quotidianità di san Francesco, in santa Chiara e nei frutti che è capace di produrre.

«Per fedeltà intendiamo la virtù religiosa grazie alla quale la persona realizza se stesso tramite la certa e incondizionata risposta al progetto divino. San Francesco, concentrato sul concreto, non usa termini astratti come “fedeltà”, ma l’aggettivo “fedele” o il suo contrario – “infedele”.

Nel Testamento di Siena in tre frasi lasciò la sua volontà per i frati: «…sempre si amino gli uni gli altri, sempre amino ed osservino nostra signora la santa povertà, e sempre siano fedeli e sottomessi ai prelati e a tutti ichierici della santa madre Chiesa» (TestSen 3-6).

I candidati all’Ordine dovevano essere esaminati sulla fede e sui sacramenti, che esprime l’amore verso Dio, perché arrivino all’unione con Lui proprio attraverso la fedeltà e la costanza nella vita cristiana.

Nella quotidianità, nonostante la consapevolezza dei propri limiti, san Francesco sottometteva la sua esistenza ai più alti fini umani e spirituali. Il Serafico Padre non scendeva al compromesso con la mediocrità e il minimalismo, ma era costante nella lotta, tenace e fedele, per raggiungere le vette dello spirito.

Essere fedele significava per lui una continua conversione e verifica della vita nello specchio del Vangelo. Bonaventura riporta le sue parole sul finire della vita: «Incominciamo, fratelli, a servire il Signore Dio nostro, perché finora abbiamo combinato poco» (LM 14,1)». (E.K.).


Leggi qui l’articolo integrale (pag. 13)
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fonte: Seraphicum Press Office