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SBi News: Al via la 70 edizione del Festival di Cannes
17 Maggio 2017

di Vincenzo Laurito*


Quest’anno la 70ma edizione del Festival di Cannes (da oggi, mercoledì 17 al 28 maggio) parlerà poco italiano nella selezione ufficiale dei film in concorso, ma d’altro canto il nostro paese sarà comunque protagonista della kermesse.

Gli organizzatori dell’evento hanno scelto infatti come immagine simbolo del manifesto ufficiale, la nostra Claudia Cardinale.
Un sincero omaggio a una diva da sempre icona di stile, indimenticata protagonista di tanti capolavori, dal “Gattopardo” a “Otto e mezzo”, a “C’era una volta il West”, divenuti ormai patrimonio dell’umanità.

Anche la madrina del festival avrà il volto di un’attrice simbolo del nostro cinema. Monica Bellucci sarà la padrona di casa, che ci guiderà sulla Croisette fino alla serata finale, dando quel tocco di glamour e di fascino che sul tappeto rosso non può mancare.

Passando in rassegna alcune delle opere in gara, lo sguardo va ovviamente alla folta presenza  di registi pluripremiati o giovani promesse del panorama mondiale, che sicuramente daranno un bel da fare alla giuria ufficiale, presieduta dall’ex “ragazzo terribile” della primavera madrilena, il sempiterno Pedro Almodovar, affiancato tra gli altri membri anche dal nostro premio Oscar, il regista Paolo Sorrentino, fresco di successo con il serial tv “The Young Pope”.

Lasciandoci guidare dalla short list dei film candidati alla Palma d’oro, possiamo azzardare alcune previsioni.
Happy End”, del regista austriaco Michael Haneke (già premiato a Cannes nel 2012 con il film “Amour”) può essere considerato tra i papabili per la vittoria finale, anche per il tema molto scottante che tratta. Vira sull’attualità e sul dramma dei clandestini nell’inferno del campo profughi di Calais, la vicenda che ha al centro una famiglia borghese (  il cui patriarca  ha il volto melanconico e struggente di Jean Louis Trintignant), che vive vicino al campo profughi, ma rimane totalmente inerte e cinica difronte alla drammaticità degli eventi narrati nel corso del film. Non c’è lieto fine nell’orrore descritto da Haneke e il titolo del film appare quanto mai emblematico e ironicamente amaro.

Come da tradizione anche il cinema a stelle e strisce, partecipa alla kermesse sfoderando i suoi cavalli di razza. Sofia Coppola, dopo averci raccontato i ragazzi annoiati  della buona borghesia losangelina in “Bling Ring”, stavolta affronta un remake ed il paragone illustre con il regista Don Siegel, prendendo in prestito il suo “La notte brava del soldato Jonathan” del 1971, con allora protagonista Clint Eastwood. “L’inganno” (“The beguiled”) , tratto sempre da un romanzo come l’opera originaria, ha dalla sua un cast di stelle e divi a partire da Colin Farrell, nei panni che furono di Eastwood, affiancato da una terna al femminile capitanata dalla ormai navigata Nicole Kidman, affiancata da Elle Fanning e Kirsten Dunst (già Marie Antoniette, nell’ omonimo film della stessa Coppola). Il protagonista, un soldato nordista disertore, trova rifugio all’interno di un istituto femminile, dove prima riceverà le cure (e non solo), della direttrice e di una studente in particolare, per poi esser costretto a fronteggiare la loro ira funesta e un crescendo di torture e sevizie corporali, quando scopriranno che il soldato ha amato ognuna di loro all’insaputa dell’altra.

Sul fronte patriottico, la Francia giocando in casa, si affida al regista d’Oltralpe Michel Hazanavicius (premio Oscar al miglior film nel 2011 per “The Artist” ), che presenta sulla Croisette un’opera rischiosa visto il personaggio ingombrante a cui il film in concorso è ispirato. Un regista anch’egli, che di Cannes e del cinema francese ha fatto un pezzo importante di storia,  facendo parte di quella generazione di geni ribelli, che sconvolse per sempre l’alfabeto della Settima Arte, e che si fece chiamare “Nuovelle Vague”. Stiamo parlando di Jean Luc Godard, e di “Redoutable”, opera tributo e plateale omaggio alla figura controversa del regista amato/odiato da generazioni di cinefili.

Infine la selezione ufficiale ci presenta un outsider, ma già divenuto regista di culto per l’innovazione del linguaggio e le storie che il suo cinema racconta.  Opere sicuramente non per palati facili, ma di forte impatto  e a loro modo molto visionarie e uniche nel loro genere. Il regista greco Lanthimos con “Killing of a sacred deer”, potrebbe costituire la sorpresa dell’ultima ora per la vittoria finale, o comunque ricevere un premio importante.

What else? A questo punto non resta che attendere la cerimonia d’apertura e… Silenzio in sala!


*Collaboratore del Cineforum Seraphicum


fonte: Seraphicum Press Office