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Francescanesimo e divisione del lavoro
06 Febbraio 2017

Cosa insegna il francescanesimo in merito alla divisione del lavoro? Che tipo di flessibilità introduce? Sono alcune delle riflessioni condotte dal professor Oreste Bazzichi, Docente di Filosofia sociale ed etico-economica, nella nuova rubrica di San Bonaventura informa dal titolo "Dottrina sociale della Chiesa".

Un nuovo spazio di approfondimento che correrà sui binari del lavoro e del francescanesimo, con l’obiettivo di offrire qualche prezioso spunto di riflessione all’attuale società, fortemente in affanno proprio sul terreno del lavoro.

“Cinquecento anni prima che Adam Smith (1723-1790) scrivesse nel 1776 la famosa opera Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni, con la quale fondava la moderna scienza economica e la nascente società capitalistica (mercato, definizione delle classi, valore-lavoro, produttività, ecc.), San Francesco nella Regula non bullata (1221) introduceva la divisione del lavoro. […]

Siamo, quindi, in presenza di una reale distinzione di impiego, di “occupazioni”, senza la concezione smithiana della divisione del lavoro orientata alla produttività, senza la gerarchizzazione di prestigio e di privilegio, senza la connotazione o gradualità di importanza di ciascuna delle tre categorie, siano essi frati - chierici o laici - oranti, predicatori o lavoratori. […]

Il modello di divisione del lavoro di stile francescano è dotato di un carisma particolare, in quanto è caratterizzato dalla massima flessibilità, che non significa, al contrario di quello che si pensa oggi, precarietà, o peggio ancora, vulnerabilità, cioè, senza prospettive e senza speranza nel futuro, ma pluriformità di concrete modalità di vita, di mansioni, di contesti sociali e di lavoro”. (O.B.)


Leggi qui l’articolo integrale (pag. 7)

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fonte: Seraphicum Press Office