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SBi News: la “rinascita cristiana” di Bob Dylan
03 Novembre 2017

“Gli stolti si gettano dove i saggi di solito non osano andare. Se anche noi fossimo ogni tanto degli stolti e pur ci guadagnassimo il Paradiso, saremo anche noi più saggi”.

È l’attore Michael Shannon a chiudere sintetizzando degnamente con queste parole, il documentario “Trouble no more”, che lo vede come interprete, scritto e diretto dalla regista americana Jennifer Lebeau, dedicato  ad un momento non molto conosciuto della illustre parabola artistica del menestrello (e dallo scorso anno) premio Nobel Bob Dylan. 

Siamo sul finire degli anni ’70, esattamente tra il 1977 e il 1981 Bob Dylan pubblica due album che all’inizio pubblico e critica non capiscono, ma che segneranno in seguito la sua carriera, definendo quel periodo la sua “rinascita cristiana”.

Il Doc della Lebeau lascia parlare la musica di Dylan, attraverso numerosi spezzoni tratti dai concerti che “Mr Tambourine” fece in giro per gli Stati Uniti dopo questa sua  svolta artistica. L’impatto con il precedente Dylan degli inizi è evidente, se si paragona questo periodo fecondo illuminato dalla ritrovata fede, ai primi album.

Tutto il documentario è pervaso dall’afflato e dalla partecipazione sentita, che il musicista pose al centro della propria opera in quel periodo. Assistiamo quindi a canzoni evocative che si rifanno ai Gospels, vediamo sullo schermo cori con giovani cantanti di colore che accompagnano Dylan e la sua band, e dunque  chiari richiami a quella musica che, prima nei campi di cotone e poi nelle Chiese, furono protagoniste della cultura Afroamericana, dalla schiavitù fino alla loro emancipazione.

L’unica concessione alla fiction è data dalla presenza dell’attore Michael Shannon, che interpreta “the preacher”, il buon pastore che commenta ogni spezzone del documentario con i suoi sermoni in una Chiesa vuota, parlando quindi a noi pubblico. 

Alla fine rimaniamo convolti anche noi, e chi scrive premette di non conoscere molto dell’opera sterminata prodotta dal premio Nobel per la letteratura 2016, ma nello stesso tempo non si può non essere affascinati dalle virtù artistiche di un poeta che ci ha abituati nel corso della sua carriera a scompaginare le carte, senza mai essere banale ma lanciando ogni volta dei messaggi.

Dylan è dunque il saggio stolto, di cui parlavamo nell’incipit recitato da Shannon, colui  che ama quindi  buttarsi nell’ignoto creando dal nulla la meraviglia e l’incanto attraverso la sua musica.  Un Dylan inedito, Una voce di Dio che riscopriamo piacevolmente e che non ci saremmo mai aspettati di sentire. Lunga vita a “Mr Tambourine Man”.


Vincenzo Laurito, inviato di "San Bonaventura informa" alla Festa del Cinema di Roma


fonte: Seraphicum Press Office