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La contemporaneità di san Francesco
09 Ottobre 2017

La contemporaneità di san Francesco è il tema dell’articolo che apre il Focus del mese di San Bonaventura informa, dedicato appunto al Poverello di Assisi.

Lo firma fra Domenico Paoletti, docente di Teologia fondamentale e vicario del Sacro Convento di Assisi che cerca di portare alla luce questo fascino che attraversa i tempi, i luoghi, i credo.

«Da dove e perché questo genius loci che caratterizza Assisi e ne fa un luogo di riferimento a cui guarda il mondo intero? Senza troppi giri di parole e senza soffermarsi ora in analisi storico-socio-culturali (che peraltro sono già state fatte, in certi casi anche molto bene), è evidente che da Francesco, non a caso conosciuto come il “Poverello di Assisi”, viene a questa cittadina umbra il suo fascino particolare.

Non è dato dalla sua fisionomia medievale ben conservata - ci sono tante altre cittadine simili in Italia, altrettanto ben conservate -, ma dal clima che si respira in Assisi, e che proviene dalla presenza di Francesco, avvertito come vivente per sempre e come nostro contemporaneo.

Il mistero “fascinoso” di Assisi è quindi da ricercare nel mistero di Francesco: il tempo non lo allontana da noi, anzi lo rende moderno, nel senso autentico del termine. Nel senso cioè che “si modula” costantemente, si approfondisce di continuo con il cammino umano. Il mistero di Francesco in realtà, in verità, è radicato nel mistero di Gesù Cristo. […]

Resta attuale l’espressione di Pascal: “Non solo noi non conosciamo Dio se non per mezzo di Gesù Cristo. Senza Gesù Cristo non sappiamo che cosa sia la nostra vita, la nostra morte, Dio, noi stessi”.

Il cammino che rende contemporaneo e affascinante Francesco è la sequela di Cristo, tanto che il suo carisma si può sintetizzare nel sequi vestigia eius: il fatto di aver semplicemente cercato di mettere i piedi dove li ha messi Gesù lo ha reso il Francesco che tutto il mondo ammira, nel duplice senso implicito nell’etimologia del termine: guarda a lui, prova stupore per lui». (D.P.)


Leggi qui l’articolo integrale (pag. 3)
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(Foto: @FotoAssisi)



fonte: Seraphicum Press Office