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Le Clarisse, una presenza di Dio da credere
26 Luglio 2017

Chiara d’Assisi, l’amicizia con Francesco, il carisma della povertà, la contemplazione in clausura. San Bonaventura informa dedica il Focus del mese a santa Chiara, in vista della solennità del prossimo 11 agosto.

A mettere in luce la straordinaria storia di Chiara e delle sue consorelle che, da otto secoli, proseguono sui suoi passi, sono tre differenti voci: sr. Chiara Ludovica, abbadessa del Monastero delle Clarisse San Luigi a Bisceglie (BT); fra Domenico Paoletti, docente di Teologia fondamentale e vicario della Custodia del Sacro Convento di Assisi; fra Raffaele Di Muro, docente di Teologia spirituale e presidente della Milizia dell’Immacolata internazionale.

Apre il Focus la testimonianza di sr. Chiara Ludovica.
«Nella nostra stessa vocazione di Sorelle Povere “è innestato” il principium di una primogenitura carismatica, lì dove santa Chiara si definisce la planctucula di san Francesco: da quel primo dono di grazia che il Padre Serafico è stato per la sua pianticella, continua a perpetuarsi anche nella nostra esperienza la promessa di cura e sollecitudine dei suoi frati. È familiarità d’affetto, dono d’amicizia che, attraverso i secoli, si trasmette con entusiasmo e gratitudine: la memoria dei nostri inizi scaturisce dalle origini della vocazione di Francesco. […]

Papa Francesco, sulla scia dell’Evangelii Gaudium, non smette di esortare noi consacrati alla gioia, perché Dio libera davvero il nostro cuore, rende felice la nostra vita e per la bellezza che traspare nel seguire il Vangelo. Ci invita ad essere sempre di più “scuola di comunione”, dove tutti possono sperimentare “quant’è bello e soave che i fratelli vivano insieme”, dove le relazioni sono intessute nella trama quotidiana della fede e della pazienza, dove è possibile che la diversità si faccia convivialità e che l’ultima parola sia quella della misericordia.

Ci ricorda ancora papa Francesco che le “periferie esistenziali” sono da sempre i primi luoghi di missione in cui siamo inviati a portare il Vangelo, anche noi, chiamate a una itineranza interiore, dove si incontra l’uomo nella sua verità e dove Dio “stende il braccio della sua misericordia”. […]

Non smette di interrogare e meravigliare noi per prime, nella nostra realtà di vita contemplativa in clausura, quella misteriosa fecondità apostolica del nostro vivere semplice e riservato, che non consente agli sguardi mondani e profani di sciupare e vanificare il significato, mentre permette all’opera di Dio stesso più libertà ed efficacia.

Non siamo una “cosa diversa” da scoprire, da vedere, da capire, siamo una presenza di Dio da credere! Da sempre, da quel principium a San Damiano, dove cominciò l’avventura di Chiara e delle sue prime Sorelle, ci troviamo ai margini della vita dei più; ai margini delle mentalità e delle mode correnti; ai margini di tutto ciò che sa di garantito e autoreferenziale.

Ai margini stessi di una pratica di religione e di Chiesa che può non giungere fino alle periferie trascurate e relegate, precarie e contraddittorie di tanta convivenza umana costretta ai margini. Da questi margini da “periferia esistenziale”, come papa Francesco stesso ci ricorda, si può meglio sentire e abbracciare il grido di ogni uomo che invoca il Padre dei piccoli e dei poveri e che ha cura di tutti i suoi figli».


Leggi qui l’articolo integrale (pag. 2)

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fonte: Seraphicum Press Office