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Francesco polvere di Dio
07 Aprile 2017

Francesco polvere di Dio è il titolo dello spettacolo in programma venerdì 28 aprile alle ore 19 all’Auditorium Seraphicum, in via del Serafico 1 – angolo via Laurentina a Roma.

Un appuntamento originale in quanto ritrae Francesco di Assisi in modo differente rispetto agli abituali standard narrativi, percorrendo con profondità e sensibilità il personale rapporto di Gabriele Riccardo Tordoni, autore e protagonista, con il santo di Assisi.

Uno spettacolo che si presenta, dal punto di vista teatrale, senza orpelli, specchio di una semplicità ed essenzialità francescana che mette in risalto le scelte, le sfide, la ricchezza e profondità spirituali del Poverello di Assisi. Raccontate dall’autore attraverso un continuo approfondimento delle Fonti Francescane e senza un testo fisso ma seguendo un canovaccio arricchito, di rappresentazione in rappresentazione, dalla sua creatività.

Una bella intuizione dell’autore e protagonista Gabriele Riccardo Tordoni che, attingendo allo spirito francescano della terra umbra – è nato nel 1973 a Perugia e risiede a Gubbio – e attraverso una qualificata formazione teatrale – è diplomato alla Scuola d'Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano – riesce a portare non solo in scena ma soprattutto nei cuori una eccellente rappresentazione della vita e del pensiero di san Francesco.

Lo spettacolo, presentato da “La scuola del fare”, e andato in scena in diverse città come Lucca, Ascoli, L’Aquila, Napoli, Milano, Trento, Bologna e la stessa Roma, vedrà oltre a Gabriele Riccardo Tordoni, la presenza di Emma Grace al violino e di Lorenzo Cannelli al piano e fisarmonica.

Un’occasione per un viaggio nella vita di san Francesco ma, in modo molto profondo e attuale, anche nei percorsi di vita di ognuno di noi.

Lo spettacolo non prevede un biglietto di ingresso ma è ad offerta, per una precisa scelta degli organizzatori.



Lo spettacolo presentato dall’autore Gabriele Riccardo Tordoni

Per me raccontare la storia di Francesco significa, sostanzialmente, metterla in relazione con la mia vita e, in questo processo, sperare che entri in relazione anche con la vita di altre persone. Quindi si può dire - in una sorta di gioco di parole - che io non racconti tanto la storia di Francesco quanto la storia della mia relazione con la sua storia.

Per fare questo tento di guardare la vita di Francesco più esattamente possibile e lo strumento che utilizzo per farlo è il presente. Il presente che è anche fondamento stesso del teatro. Guardare la storia di Francesco al presente comporta un paio di “operazioni”.

La prima consiste nel fare il continuo sforzo, durante il racconto, di “dimenticare” ciò che lui diventerà. Ovvero di guardarlo mentre attraversa le vicende della sua vita avendo ben in mente che lui non sapeva che sarebbe diventato Santo né che avrebbe fondato un ordine. Questo, ovviamente, restituisce profondità, direi “tridimensionalità”, alla sua storia.

La seconda consiste nel non avere a disposizione un testo fisso e imparato a memoria. Quello che faccio è seguire un canovaccio. Questo mi consente di stare sempre all’erta, di poter intervenire costantemente e al presente su ciò che racconto, di scoprire aspetti nuovi nell’atto stesso del racconto.

Lo studio continuo delle Fonti Francescane, delle infinite biografie, i continui incontri con persone che cercano di conoscere Francesco o di viverlo attraverso la propria esistenza, ovvero il momento del “ritiro”, è così accompagnato dal momento comunitario, ovvero il rituale del teatro. Sicché posso dire che lo spettacolo è in continua costruzione all’interno di questi due poli: il ritiro e la missione.

Entrambi sono fondamentali e imprescindibili per raccontare questa storia. C’è il momento in cui mi raccolgo e “vedo” delle cose di Francesco e il momento in cui scopro io stesso, immerso in una comunità momentanea qual è quella che si forma durante la rappresentazione, cose che da solo non potrei “vedere”.

Lo storia di Francesco è raccontata da me per quanto riguarda la parola detta e letta, e da musicisti e cantanti che cambiano e si susseguono nelle varie tappe e versioni del lavoro.

L’unico musicista che, al di là delle varie versioni, è sempre presente allo spettacolo è Paolo Ceccarelli, un chitarrista che esegue brani da lui appositamente composti. La presenza della musica, lungi dall’essere mero accompagnamento, è parte fondamentale e fondante della narrazione stessa.



Hanno detto dello spettacolo…

Le parole di e su san Francesco, che tutti conoscono, nella proposta teatrale di Riccardo Tordoni, vengono ripulite d’ogni stereotipo e riprendono il loro suono originale.

Suonano spesso come nuove, come non mai udite, svelando una inedita energia e producendo nei partecipanti (non meri spettatori) un forte impatto emotivo.

Il teatro si trasforma in esperienza interiore.

Mario Bertin (scrittore e traduttore)

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Confesso di trovare noiose da sempre molte biografie su Francesco, che trovo spesso ideologiche o edulcorate, mentre mi affascinano i suoi scritti, anche se non sono sempre di immediata comprensione.
Lo stesso penso sugli spettacoli. Quale versione ci propineranno, mi dicevo. Il San Francesco pacifista del lupo di Gubbio e pacificatore con il creato, quello che parla con gli animali e canta e balla; oppure il santo più o meno indirettamente contestatore dei massimi sistemi; o quello tutto mistico e devoto delle stigmate? Con quei sentimenti mi recavo allo spettacolo di Riccardo Tordoni, tenutosi a Greccio.

Lo spettacolo, con mia sorpresa, è stato una piacevole smentita dei miei pregiudizi.
Il tormento di un normale giovane borghese del tempo. Il suo laico ed eversivo desiderio di relazioni orizzontali, poi trasformato dall'incontro tormentato e irresistibile con Cristo. Il desiderio di immedesimarsi con Cristo che raggiunge il suo apice alla Verna, nella croce, che altro non è se non il desiderio di Dio di perdersi totalmente nella sua creatura.

Vediamo un Francesco vivo e sensuale, che ha bisogno di toccare il Cristo e sentirlo vivo nella sua carne viva. Esperienza, insomma, che non annulla ma anzi redime la sua natura umana e la sua vita, anche quella precedente alla cosiddetta conversione.

Non è facile parlare di Francesco a chi non lo conosce. Ancora più difficile parlarne a chi presume di conoscerlo. A mio giudizio Riccardo Tordoni ci è riuscito in entrambi i casi.

P. Pierbattista Pizzaballa, OFM (Amministratore apostolico di Gerusalemme dei Latini, già Custode di Terra Santa)

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Per info e prenotazioni: 3316301285 (Gianluca)

L’auditorium Seraphicum si trova a via del Serafico, 1 – angolo via Laurentina a Roma, a solo 200 metri dalla fermata Laurentina della Metro B.

Ampio parcheggio interno.


fonte: Seraphicum Press Office