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San Francesco e il crocifisso
30 Marzo 2017

“Francesco e la Croce dipinta” è la mostra dalla quale muove fra Domenico Paoletti, docente di Teologia fondamentale e vicario della Custodia del Sacro Convento di Assisi, per riflettere sul rapporto di san Francesco con il crocifisso.

L'articolo, pubblicato sull'ultimo numero di San Bonaventura informa, racconta le suggestioni di questa mostra di recente ospitata alla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia e accompagnata da un saggio teologico-francescano di p. Giovanni Iammarrone, ex docente del Seraphicum scomparso nell’ottobre del 2011. 

“La mia sorpresa si è fatta commozione - scrive fra Paoletti - quando, avendo tra le mani il catalogo, ho subito notato che il saggio teologico-francescano sul significato della mostra era uno studio del nostro compianto p. Giovanni Iammarrone dal titolo: La Croce in san Francesco e nel primo francescanesimo.

Dalla lettura di Iammarrone, documentata e teologicamente fondata, si comprende bene come Francesco viva l’intuizione della Croce come ‘focus’ da cui partire e a cui tornare per avere un barlume di conoscenza reale del grande mistero di Dio e dell’uomo.

Ciò che ha profondamente sorpreso e segnato la vita di Francesco in tutto il suo essere, fino a raggiungere l’espressione visibile sul monte della Verna - dove Gesù Cristo, l’amore umile e crocifisso, gli impresse anche nel corpo il suo ‘sigillo’ -, è vedere il Figlio di Dio che ha dato la vita per l’uomo, e non l’uomo che dà la vita per Dio, come nella visione normale e comune delle religioni.

Morire per Dio è duro, impegnativo, ammirevole, ma comprensibile e perfino ovvio. Ma che il Figlio di Dio sia stato crocifisso e sia morto tra due malfattori, è qualcosa di assolutamente nuovo ed inatteso che porta a un capovolgimento della visione di Dio, di quel Dio il cui nome è misericordia, amore.

Intorno alla croce lo scontro è teologico: riguarda il modo di intendere Dio. Francesco si lascia coinvolgere dalla Croce che segna la sua vita: dall’incontro con il crocifisso a san Damiano, all’abito a forma di croce, alla predilezione per la lettera tau che diviene la sua firma, alla familiarità con la meditazione sulla passione di Gesù, alle braccia intrecciate a formare la croce nell’atto di benedire”. (D.P.)


Leggi qui l'articolo integrale (pag. 5)

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fonte: Seraphicum Press Office