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Il paradiso nella rubrica “Il tesoro dello scriba”
13 Gennaio 2017

È aperto da un passo de Il paradiso alla porta di Fabrice Hadjadj, l’appuntamento mensile con la rubrica “Il tesoro dello scriba”, tenuta su San Bonaventura informa da fra Emanuele Rimoli, docente di Antropologia teologica.

“Accade che non si sappia bene perché dobbiamo sperare in un paradiso, né di conseguenza come immaginarcelo. Se si guarda come sono illustrate le profezie e allusioni bibliche se ne ricava ben poco: un ragazzino con gli occhi azzurri giocherella con una vipera mentre una mucca e un enorme orso pascolano assieme sorridenti – finalmente l’agnello supera Pasqua incolume...

Allora mettiamo il paradiso alla porta: snobbato come bambinesco viene sostituito da uno terrestre meno favolistico, più concreto, emancipato e adulto, da mettere in piedi qui e ora. E si salvi chi può, poiché qualcosa sempre ci sfugge e, come al solito, è meglio un uovo oggi che una gallina domani e chi si accontenta gode. Si naviga a vista. […]

Ma disprezzare il paradiso celeste significa essere sottomessi al libero corso delle sue parodie terrestri: paradisi politici, fiscali, artificiali, paradiso dei calzini (Capossela), paradiso dei gatti, dei polli (date un’occhiata su Google!).

Qual è il problema? Dimenticare che in terra la libertà umana è ferita, aperta alla possibilità ma sanguinante per il limite della lacerazione. All’ideologia del bene totale risponde il (poco poetico) realismo del mal di denti: no, non ce la faccio, il mondo resta quello che è, e la gioia della salvezza si riduce all’effervescenza di un analgesico. «Quando l’uomo tenta di realizzare il paradiso in terra, il risultato immediato è un molto rispettabile inferno» (Claudel)”.


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fonte: Seraphicum Press Office