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Ecologia integrale e conversione ecologica
20 Ottobre 2016

Cosa significa usare misericordia verso la casa comune, tema al centro della Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, celebrata lo scorso 1° settembre?
Cosa si intende per ecologia integrale? E cosa presuppone la conversione ecologica?

Sono i temi che San Bonaventura informa affronta nella rubrica “Santa Sede”, partendo proprio dal messaggio di papa Francesco per la Giornata di preghiera per il creato, arrivando alle riflessioni presentate da fra Domenico Paoletti e dal prof. Vincenzo Rosito nel corso del primo Festival del creato, tenutosi a Chieti lo scorso mese.

“Il filo rosso dell’Enciclica Laudato si’ - scrive fra Domenico Paoletti, docente di Teologia fondamentale - è la convinzione che tutto nel mondo è intimamente connesso: l’uomo e Dio, l’uomo e la terra, gli uomini tra loro, ma anche l’economia e l’ambiente, la rovina della casa comune e la povertà.

È «il mistero delle molteplici relazioni che esistono tra le cose». La novità della Laudato si’ non consiste nelle cose nuove espresse sul dissesto ecologico ma per il fatto che tratteggia una visione olistica della realtà.

‘Tutto è in relazione’ insieme all’espressione ‘tutto è connesso’ è un concetto chiave del testo. ‘Il degrado ambientale e il degrado umano ed etico sono intimamente connessi’, per cui ‘un vero approccio ecologico diventa sempre più un approccio sociale’. In altre parole, interrogarsi sulla creazione è sempre anche interrogarsi sul senso e sul fine dell’uomo dentro la creazione”.

Altro aspetto centrale dell’enciclica di papa Francesco, è il tema della conversione che “costituisce uno dei nuclei teorici e dinamici della Laudato si’. Nel testo - spiega il professor Rosito, docente di Filosofia teoretica - ricorre sovente il monito ad avviare processi individuali e collettivi di cambiamento all’interno di una dimensione ecologica integrale.

Non si dà nessun modello ecologico capace di parlare a tutti gli uomini e di coinvolgere tutto l’uomo senza che esso sia al contempo anche una proposta di cambiamento e di rinnovamento sociale. […]

Proprio l’idea di comune o ancor più di beni comuni sembra essere oggi il fulcro di un’autentica conversione ecologica. Il patrimonio maggiormente attaccato e depredato da voraci interessi economici e industriali non è solo quello ambientale o paesaggistico, ma coincide con il patrimonio delle culture locali, delle popolazioni indigene, ovvero con il patrimonio linguistico e vernacolare di tutti quei contesti sociali che in qualche modo subiscono vere e proprie operazioni di saccheggio sia territoriale che culturale”.


Leggi qui gli articoli (da pag. 7)

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Foto: Evandro Inetti



fonte: Seraphicum Press Office